domenica, novembre 02, 2008


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our Philosophy loves

Il nostro grande filosofo Pier Aldo Rovatti parla del sentimento di amore. E’ importantissimo che oggi la filosofia parli del sentimento di amore, perché in fondo l’amore ci dà la carica positiva e produce l’ energia che poi la singola persona può investire nella maniera più proficua, tenendo ben presenti gli scopi altamente etici che devono esserci alla base.

L’amore, ovvero la chimica che nasce nella nostra persona e che ci può far star bene e può recare a noi piacere e benessere, non è assolutamente limitata al forte sentimento che ognuno di noi può provare nei confronti di una persona ed implica solitamente appagamento o piacere di natura sessuale.

Esiste, ad esempio, un’energia amorosa positiva che una persona può provare nel momento in cui solo con un gesto più banale, che però banale non è, oppure con una semplice parola gentile, rende felice l’Altro, l’Altro che in quel momento si trova ad avere un grande bisogno di attenzione e/o rassicurazione. L’Altro in questo caso può essere la vicina di casa, come pure il proprio figlio. E non si esplica neanche solo in questo, il sentimento di amore. Love is everywhere.

Il sentimento di amore nasce ogniqualvolta si riesce a provar piacere nell’ assaporare la bellezza del raggio di Sole, la bellezza del chiarore di Luna, delle Stelle, la bellezza della Pioggia, quella del volo di uno stormo di uccelli, o quella del mare con i suoi tesori nascosti, …

Ed ecco che nasce in noi l’ amore per il Creato che trascende l’Eros puramente sessuale e carnale.

L’Eros che ognuno di noi può nutrire per il Creato è un valore immenso che va recuperato.

Poiché l’ Eros che possiamo, se lo vogliamo, nutrire anche nei confronti dell’Altro che ha bisogno di noi oppure l’Eros che volendo possiamo nutrire nei confronti della generosissima Madre Natura sono sentimenti che possono dare un piacere totale e semplicemente sublime. O non è così?
 
Uno degli obiettivi che deve poter avere oggigiorno la Filosofia è l'avvicinarsi da parte dei Filosofi alle persone provenienti dai più vari strati sociali, non rimanere chiusa in un nucleo elitario, di pochi.

Questo perché la Filosofia ha molto da dire a chiunque voglia ascoltarla ed attraverso il suo Dire, attraverso la sua Parola, l'ascoltatrice e l'ascoltatore possono modellare le proprie soggettività.

Però le persone nella loro eterogeneità socio-culturale potranno e saranno stimolate ad ascoltare la Filosofia soltanto qualora la Filosofia saprà adottare stili linguistici pluricomunicativi.
 
Adottare uno stile linguistico pluricomunicativo da parte dei Filosofi implica la consapevolezza dei Filosofi della necessità di una ricerca costante di diverse modalità con cui potersi relazionare verbalmente con le soggettività presenti nella nostra società eterogenea e pluriculturale, nonché plurilinguistica.
 
Pier Aldo Rovatti, "Il Piccolo", 11dicembre 2008, pag. 14

" Lavorando perché i soggetti si distanzino dalle loro dipendenze o almeno riescano a rappresentarsele, il "filosofo" (chiamiamolo così) che si cala nel sociale, se vuole ottenere qualcosa, deve innescare una critica dei poteri esistenti e aiutare, tentando di allargare lo sguardo, la formazione di una coscienza "politica". Insomma, deve agire in controtendenza rispetto ai processi di assuefazione e di ideologizzazione normalizzante. Non può far altro, se non vuole lui stesso esserne una pedina (...)"

personalmente toglierei soltanto le virgolette alla parola "filosofo" - e poi, perché non chiamarlo così, professor Rovatti??? - anzi, forse la parola filosofo la scriverei persino con la effe maiuscola
 
Chiunque, non solo il Filosofo, se vuole ottenere qualcosa, deve poter acquisire una capacità di rielaborare i vari punti di vista, in primo luogo quelli propri, in maniera critica e quindi effettuare pure una autocritica, attraverso un processo di autovalutazione costante.

Essenziale è mettere in discussione le proprie certezze, perché esse stesse, ovvero le nostre certezze sono dei poteri che possono opprimere la nostra persona impedendoci di vivere trasformazioni e crescere in una relazione ottimale con l'alterità, sia con l'alterità insita in noi, sia con l'alterità che sta fuori, attorno a noi.

Quindi "innescare una critica dei poteri esistenti" (P.A.Rovatti, "Il Piccolo", 11/12/08) non può rimanere soltanto uno degli obiettivi di una Filosofia veramente grande.

Questo deve poter diventare un obiettivo di ogni essere umano della nostra società.
Ovviamente, con l'aiuto della Filosofia, preziosissimo ed indispensabile.
 
Congratulazioni vivissime agli organizzatori delle "Pratiche Filosofiche"!!! Ho partecipato con interesse alla II e III sessione, sabato 13 dicembre 2008.

Ottimi gli interventi di Massimiliano Nicoli e di Pierpaolo Casarin, sia per il tono sobrio e maturo di esposizione, nonché per i numerosi spunti di riflessione che mi hanno fornito i loro interventi a livello di contenuto.

Del tutto adeguato pure il ruolo di coordinatore di Nicola Gaiarin.

Esprimo la mia decisa criticità nei confronti di alcuni interventi caratterizzati da un tono vivamente autoreferenziale.

L'autoreferenzialità, in un discorso finalizzato alla ricerca di far emergere le soggettività delle persone nella nostra società, non porta da nessuna parte.

O non è così???
 
bisogni e desideri

L'operaio, dopo una giornata invernale di duro lavoro, impegnato a trovare la causa di una dispersione idrica nelle tubature stradali sotterranee, e ad aggiustare il danno, esausto, torna a casa e dice alla sua donna: „Fammi qualcosa di caldo!“
La donna chiede al marito che cosa egli desideri, se un thé o un brodo. L'uomo, stanco della giornata lavorativa, le fa gentilmente capire che per lui brodo o thé sono lo stesso. Gli basta che lei gli prepari da bere qualcosa di caldo. E lei glielo prepara.

Il medico, dopo una giornata invernale di duro lavoro, impegnato a trovare la causa del malanno dei suoi pazienti, nonché la terapia giusta, esausto, torna a casa e dice alla sua donna: „Per favore, fammi qualcosa di caldo!“
La donna chiede al marito se preferisce un thé alla menta od una tisana ai frutti di bosco. L'uomo, stanco della giornata lavorativa, le risponde: „Puoi farmi quel thé con il lieve retrogusto di liquerizia che ti ha dato la tua amica?“ E lei glielo prepara.
 
In relazione al Suo articolo di oggi venerdì 9, pubblicato sul "Piccolo", ovvero "ETICA MINIMA - Quel Natale con la culla vuota", Professore - mi possa Lei perdonare se scrivo qualche parola con l' iniziale maiuscola, ma sento di fare così - la culla, Professore, non deve rimanere vuota né a Natale, né in nessuno degli altri trecentossantaquattro giorni dell'anno.

Chi più chi meno siamo un po' tutti desiderosi - bambini, adulti, anziani - seppur talvolta inconsapevoli di tale bisogno-desiderio, di essere cullati.

Se non possiamo essere cullati da una persona, desideriamo esserlo dalle onde del mare estivo. O non è così, Professore?

Penso che nella Culla non debba esserci necessariamente un bambino. Con un po' di buona volontà da parte nostra, nella Culla può starci il nonno, ed accanto alla culla, al posto di Maria, può esserci il bambino, ovviamente già un po' cresciuto.

Magari Giuseppe non occorre che pure lui se ne stia lì. Può andare nel bosco, ma sì, che vada a tagliare un po' di legna. No?

Maria la possiamo sistemare, beh il prossimo Natale ovviamente, accanto ad una pecora, perché no? Mica Maria deve star sempre lì a cullare. Si annoia, no? E poi ora il Bambino è cresciuto ed e lui che sta cullando il nonno.

E quando il nonno si è stufato di essere cullato dal nipotino, allora può entrarci qualcun altro nella Culla... potrebbe entrarci il boscaiolo che si è smarrito nel bosco e per fortuna ha incontrato il buon Giuseppe.
 
Leggendo l'articolo di Pier Aldo Rovatti, pubblicato oggi venerdì 13febbraio 2009 sul "Piccolo", posso piacevolmente constatare che il Nostro filosofo sta sviluppando in maniera squisita una Etica che, a mio avviso, non è affatto minima. La Nostra società ha bisogno sia di un' Etica sia di persone e Filosofi come Pier Aldo Rovatti.
 
vorrei essere rovattiana, ma, se lo fossi, non seguirei la grande Scuola filosofica di Pier Aldo Rovatti

elena cerkvenič
 
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